Piero Massaro: l'occhiale come una giacca del sarto
Al SILMO 2026 ho ritrovato Piero Massaro con Couture Visiva, una collezione nata dal suo passato da stilista. Ne è uscita una conversazione sull'ottico indipendente come boutique, sul rispetto del progetto della montatura e su quello che succede quando la si tratta come "un frontale e due aste".
Quest'anno a Parigi ero fuori casa, eppure al SILMO trovo sempre qualcuno che mi fa sentire a casa. Piero Massaro è uno di loro. Ogni anno arriva con occhiali speciali, ma questa volta si è superato, e il giorno prima avevo tenuto il mio speech sull'ottica indipendente europea: la nostra conversazione è ripartita esattamente da lì.
Chi è Piero Massaro
Piero Massaro è siciliano di nascita e veneto d'adozione. Nel 2003 ha fondato a Mirano, in provincia di Venezia, Italiana Design, l'azienda che produce i suoi occhiali fatti a mano in Italia, in edizioni limitate e numerate. Nel 2014 ha ricevuto il Premio speciale della giuria al Silmo d'Or, nel 2020 il Japan Eyewear Award, e quest'anno è di nuovo tra i candidati al Silmo d'Or nella categoria innovazione tecnologica con la sua cerniera a baionetta.
Couture Visiva: il ritorno dello stilista
Per la nuova collezione Piero ha "rispolverato il suo vecchio lavoro, quello da stilista". Ha preso i tessuti dei cappotti da uomo di una volta e li ha fatti riprodurre in acetato di cellulosa da Mazzucchelli, in esclusiva. Alcune lavorazioni richiamano perfino l'effetto maglieria. Il nome, Couture Visiva, dice già tutto: l'occhiale trattato come un capo d'abbigliamento, con la stessa cura per materia, taglio e vestibilità.
L'ottico non è un tabaccaio
Gli ho chiesto quale debba essere oggi la scelta di un ottico indipendente che vuole avere successo andando controcorrente. La sua risposta è stata netta: un ottico "non ha più bisogno di essere come un tabaccaio", cioè di vendere quello che gli altri chiedono. Se un cliente sceglie un negozio, si aspetta che gli venga proposto qualcosa di nuovo, non la stessa divisa che indossano tutti.
È quello che avevo detto dal palco il giorno prima, quando ho lasciato due compiti agli ottici: scegliere per cosa vogliono essere ricordati e scegliere il cliente che non vogliono soddisfare. Per essere speciali non basta decidere verso chi andare, serve anche il coraggio di non essere per tutti. Piero aggiunge che l'ottico non deve essere una farmacia ma una boutique, che propone un prodotto diverso, di stile, anche un po' esclusivo.
Rispettare il progetto della montatura
La parte più tecnica della conversazione riguarda il montaggio. Se il designer ha progettato un occhiale per una lente base 4 e l'ottico monta una base 6, cambia l'angolo di apertura e con lui la forma, il design e la calzata. Poi c'è la raccomandazione che Piero ripete a tutti: non piegate le aste. Se un'asta nasce dritta è per non premere sul nervo dietro l'orecchio, e quando un occhiale preme, prima o poi il cliente se lo toglie. Se l'occhiale scivola si chiudono un po' i musetti o si curva leggermente il terminale. Per lui l'occhiale deve essere "una giacca fatta dal sarto", che indossi senza sentirla addosso. Posso confermarlo: quelli che portavo durante l'intervista sono importanti, eppure non li sentivo.
"Non mettete il camice bianco"
Piero ha anche un messaggio diretto per una parte degli optometristi. Rispetta la loro professionalità, ma chiede di non indossare il camice bianco: non sono chirurghi né farmacisti, sono professionisti della visione e dovrebbero pensare alla boutique a 360 gradi. Su questo sono d'accordo con lui, e sul camice io ho detto cose anche peggiori.
Il secondo messaggio riguarda il modo in cui si parla delle montature. Dire che un occhiale è "un frontale e due aste" sminuisce il prodotto e chi lo ha creato. Dietro ogni suo modello ci sono almeno 20 disegni tecnici. Ogni occhiale passa per le mani circa 480 volte, monta una cerniera in acciaio AISI 316L, lo stesso usato da una nota casa svizzera per le casse degli orologi, non viene verniciato per non creare problemi alla pelle, e il solo frontale richiede 17 minuti di fresatura prima della finitura a mano.
La chiusura la affida a un amico chirurgo oculista dell'Ospedale dell'Angelo di Mestre: non si monta un motore Ferrari sul telaio di una 500. Due lenti di alta gamma meritano una montatura all'altezza. Gli optometristi hanno passato anni a studiare e confrontarsi per migliorare la qualità visiva; Piero chiede di fare lo stesso lavoro sulle montature.
Cosa ne penso
Quello che Piero chiede agli ottici è coerenza. Non ha senso investire tempo e competenza nella scelta della lente e poi trattare la montatura come un supporto qualsiasi, né presentarsi come una boutique e poi vendere solo ciò che il cliente ha già visto altrove. Un negozio che sceglie chi servire e conosce davvero gli occhiali che propone ha una storia da raccontare, e quella storia passa anche dal modo in cui si regola un'asta.
💬 Una domanda per te: quando consegni un occhiale, rispetti il progetto di chi lo ha disegnato o lo adatti al cliente come viene?
Se questo tema riguarda una decisione del tuo centro ottico o un progetto aziendale, il primo passo è una call: partiamo dal tuo contesto.
Prenota una call


